“Il Giardino di Giancarlo”: un pò di noi

Il Giardino di Giancarlo – Oasi didattica di Giancarlo Lo Sicco nasce da un’idea di Teresa Armetta, presidente dell’associazione SiciliaSì, che ha condiviso con Giancarlo Lo Sicco, giornalista enogastronomico, la passione per la cultura del cibo e del territorio siciliano; l’Oasi didattica è anche un modo per ricordare Giancarlo ed il suo impegno. Il Giardino si trova nell’ isola di Ustica, poco distante da Palermo. I 4000 metri di terreno coltivati ad orto, frutteto ed uliveto che circondano la casa di Giancarlo, rappresentavano per lui un’oasi di tranquillità. Teresa Armetta, insieme a Marta e Gabriella, rispettivamente figlia e sorella di Giancarlo, hanno pensato di aprire il Giardino a grandi e piccoli, appassionati e curiosi, che vorranno “fare scuola sotto al cielo”. Nel 2014 “Il Giardino di Giancarlo” ha ottenuto il patrocinio di Slow Food. Dal 2018, è membro EFCF, federazione europea delle City Farms, ed ha attivato una collaborazione con altre associazioni italiane che, nella primavera del 2020, si sono costituite nella rete “Educaterra“.

Il Giardino di Giancarlo
Il Giardino di Giancarlo ha aggiornato il suo stato.
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La leggenda popolare dei Tre giorni della merla

"Tanto, tanto tempo fa, alla fine del mese di Gennaio, ci fu un inverno molto rigido. La neve scendeva dal cielo e copriva tutte le città, le strade e i campi.

Sotto la grondaia di un palazzo, c’era il nido di una famigliola di merli, che a quel tempo avevano le piume bianche come la neve. C’era la mamma merla, il papà merlo e tre piccoli uccellini.

La famigliola soffriva il freddo e stentava a trovare qualche briciola di pane per sfamarsi.

Dopo qualche giorno il papà merlo prese una decisione e disse alla moglie: “Qui non si trova nulla da mangiare, se continua così moriremo tutti di fame e di freddo. Ho un’idea: ti aiuterò a spostare il nido sul tetto del palazzo, di fianco a quel comignolo, così mentre aspettate il mio ritorno non avrete freddo. Io parto e vado a cercare il cibo dove la neve non è ancora arrivata”.

E così fu fatto: il nido fu messo vicino al comignolo e il papà partì. La mamma e i piccoli uccellini stavano tutto il giorno nel nido al calduccio grazie al comignolo sempre fumante.

Dopo tre giorni il papà tornò a casa e stentó a riconoscere la sua famiglia! Il fumo nero che usciva dal comignolo aveva colorato di nero tutte le piume degli uccellini!

Da quel giorno tutti i merli sono neri."